Direttore: Mario Rossi

Breaking News

Tuesday - 18/05/2021


'Lo squalo' di Spielberg, quel mostro che è il simbolo di un'epoca.

Il 20 giugno di 45 anni fa usciva nelle sale il capolavoro del maestro americano. Un film che racconta molto dell'epoca in cui fu girato ma che si può rileggere anche con lo sguardo contemporaneo. Lo squalo, nel pieno degli anni '70, inaugura una maniera nuova di vedere (e sentire) l'orrore. Nel biennio precedente erano usciti altri due titoli che giocavano con l'orrore immergendolo nella luce del mondo contemporaneo, Non aprite quella porta e L'esorcista, ma quella di Spielberg è un’operazione più duratura, che incide sul mainstream. Come tutti i grandi simboli, lo squalo è tante cose. Interpretazioni in chiave di metafora sessuale o politica si sono susseguite da subito. Eppure, come diceva un grande critico italiano, Franco La Polla, lo squalo è anzitutto uno squalo, come il Moby Dick di Melville. Una creatura fisica, un vettore di suspense. Proprio questo suo essere anzitutto motore del racconto gli consente di poter rappresentare tante cose, ma oggi la cosa più interessante è forse vederlo anche come espressione di un'epoca.

“No justice, no peace”: dall’America lo slogan del decennio che verrà

Il secondo decennio del ventunesimo secolo è stato solcato da numerosi movimenti di protesta: alcuni si sono scagliati contro le ingiustizie del sistema economico (gli Indignados e Occupy Wall Street), altri sono scesi in piazza contro regimi autoritari (la primavera araba), contro il patriarcato (il movimento del #metoo) o contro il razzismo istituzionalizzato (black lives matter). Hanno sfogato rabbie inespresse (i tumulti di Londra del 2011 e i gillet jeunes) o sognato di salvare il mondo (gli scioperi per il clima degli studenti). Dopo sei mesi del 2020 le strade sembrano perfino più infiammabili. In Cile e in Libano milioni di cittadini sono scesi in piazza contro il carovita e la corruzione del governo, a Hong Kong migliaia di cittadini continuano a opporsi alle ingerenze cinesi mentre in Israele centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestate contro il primo ministro Netanyahu. Gli Stati Uniti sono di nuovo in fiamme dopo l’uccisione di George Floyd, avvenuta in un clima aggravato dalla collera di 40 milioni di nuovi disoccupati, proprio mentre le banche inglesi già ammoniscono che quasi la metà delle piccole attività che hanno richiesto prestiti statali durante la pandemia finirà in bancarotta. È facile sorridere delle manifestazioni in giro per l’Italia dei cosiddetti gilet arancioni, al loro manifesto e alle loro teorie cospiratorie, ma manifestazioni simili stanno avvenendo in altri paesi europei, frutto di un’improbabile alleanza tra sinistra radicale ed estrema destra, tra recriminazioni economiche e teorie del complotto.

www.000webhost.com