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Monday - 18/01/2021


Come sarà tornare al cinema o a ballare?

Apriamo la finestra e c’è un “nuovo mondo”. In cui si può finalmente tornare in discoteca, al cinema, a teatro, rispettando le misure approvate dalla Conferenza Stato Regioni allegate al Dpcm che disciplina la Fase Tre. Rigidissime. Si riparte in Italia (e soprattutto a Milano, tra le città più colpite dal Covid) il prossimo lunedì 15 giugno, e potremo ballare solo a due metri di distanza, e all’aperto, con prenotazione obbligatoria e capienza dimezzata delle discoteche. Per i cinema e per i teatri sarà permesso un massimo di duecento spettatori, al chiuso, mille all’aperto, mascherine obbligatorie per il pubblico, per gli operatori che lavorano in sala e anche, preferibilmente, per gli artisti – in alternativa dovranno recitare distanti. Poi aereazione naturale, ricambio d’aria e rispetto delle raccomandazioni sui sistemi di ventilazione e di condizionamento, disinfettare tutto, acquistare i biglietti preferibilmente online, niente popcorn, niente bevande, niente di niente.

'Lo squalo' di Spielberg, quel mostro che è il simbolo di un'epoca.

Il 20 giugno di 45 anni fa usciva nelle sale il capolavoro del maestro americano. Un film che racconta molto dell'epoca in cui fu girato ma che si può rileggere anche con lo sguardo contemporaneo. Lo squalo, nel pieno degli anni '70, inaugura una maniera nuova di vedere (e sentire) l'orrore. Nel biennio precedente erano usciti altri due titoli che giocavano con l'orrore immergendolo nella luce del mondo contemporaneo, Non aprite quella porta e L'esorcista, ma quella di Spielberg è un’operazione più duratura, che incide sul mainstream. Come tutti i grandi simboli, lo squalo è tante cose. Interpretazioni in chiave di metafora sessuale o politica si sono susseguite da subito. Eppure, come diceva un grande critico italiano, Franco La Polla, lo squalo è anzitutto uno squalo, come il Moby Dick di Melville. Una creatura fisica, un vettore di suspense. Proprio questo suo essere anzitutto motore del racconto gli consente di poter rappresentare tante cose, ma oggi la cosa più interessante è forse vederlo anche come espressione di un'epoca.

George Floyd, migliaia a Minneapolis per la cerimonia funebre. Negli Usa altri 10.000 arresti.

Migliaia di persone oggi a Minneapolis alle prime cerimonie funebri per la morte di George Floyd, l'afroamericano soffocato durante un arresto il 25 maggio scorso da un agente di polizia bianco e da tre suoi colleghi. Il feretro di Floyd è arrivato nel grande santuario della North Central University, dove vengono celebrati i funerali. Sono oltre 10 mila le persone arrestate negli Usa da quando sono iniziate le proteste per la morte di Floyd. Sullo sfondo delle proteste per l'omicidio di George Floyd divampa la polemica fra Donald Trump e il primo capo del Pentagono del suo mandato che attacca: «E' il primo presidente - dice Jim Mattis - nella mia vita che non cerca di unire il popolo americano e non ci prova neanche, invece cerca di dividerci».

“No justice, no peace”: dall’America lo slogan del decennio che verrà

Il secondo decennio del ventunesimo secolo è stato solcato da numerosi movimenti di protesta: alcuni si sono scagliati contro le ingiustizie del sistema economico (gli Indignados e Occupy Wall Street), altri sono scesi in piazza contro regimi autoritari (la primavera araba), contro il patriarcato (il movimento del #metoo) o contro il razzismo istituzionalizzato (black lives matter). Hanno sfogato rabbie inespresse (i tumulti di Londra del 2011 e i gillet jeunes) o sognato di salvare il mondo (gli scioperi per il clima degli studenti). Dopo sei mesi del 2020 le strade sembrano perfino più infiammabili. In Cile e in Libano milioni di cittadini sono scesi in piazza contro il carovita e la corruzione del governo, a Hong Kong migliaia di cittadini continuano a opporsi alle ingerenze cinesi mentre in Israele centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestate contro il primo ministro Netanyahu. Gli Stati Uniti sono di nuovo in fiamme dopo l’uccisione di George Floyd, avvenuta in un clima aggravato dalla collera di 40 milioni di nuovi disoccupati, proprio mentre le banche inglesi già ammoniscono che quasi la metà delle piccole attività che hanno richiesto prestiti statali durante la pandemia finirà in bancarotta. È facile sorridere delle manifestazioni in giro per l’Italia dei cosiddetti gilet arancioni, al loro manifesto e alle loro teorie cospiratorie, ma manifestazioni simili stanno avvenendo in altri paesi europei, frutto di un’improbabile alleanza tra sinistra radicale ed estrema destra, tra recriminazioni economiche e teorie del complotto.

I segni che lascia il covid-19 su chi è guarito.

Da qualche giorno è risultata negativa al tampone, dopo quasi tre mesi di malattia. La prima cosa che ha voluto fare è stata uscire di casa, prendere la macchina e andare a vedere uno dei giardini in costruzione a cui stava lavorando prima di ammalarsi. “Ho ancora una grande passione per il mio lavoro e mi è mancato, ma quando sono uscita mi girava la testa”. Rosanna Padrini è un’architetta di 67 anni, vive con suo marito e il suo gatto a Salò, in provincia di Brescia, e ha avvertito i primi sintomi del covid-19 il 7 marzo: una febbretta e un po’ di tosse. Era sabato e stava a casa. Quando ha scoperto di avere la temperatura alterata, ha pensato di essersi raffreddata giocando a tennis il giorno precedente. Mai avrebbe immaginato che sarebbe stata ricoverata in ospedale insieme a suo marito per settimane, rischiando la vita, mentre l’Italia fronteggiava la più grave crisi sanitaria della sua storia recente, che finora ha registrato 233.019 persone contagiate e 33.415 morti. La febbre per giorni non ha superato i 38,5 gradi, scendeva con la Tachipirina e poi risaliva, non sembrava altro che un’influenza. In quel momento tutto il paese entrava in lockdown. La provincia di Brescia e la Lombardia era tra gli epicentri mondiali dell’epidemia, per questo gli amici che la chiamavano hanno cominciato a preoccuparsi e a consigliarle di farsi il tampone. “Quello di cui non mi sono resa conto è che il respiro si faceva sempre più corto. Ero stanca, non riuscivo a respirare, ero sempre meno presente, ma non me ne accorgevo”, racconta. È stata una sua amica farmacista, chiamandola quotidianamente al telefono, ad accorgersi del decorso della malattia.

Space X, la Crew Dragon raggiunge l'orbita.

Gli Usa ritrovano l’accesso diretto allo spazio dopo la fine del programma Shuttle, nove anni fa. E, per la prima volta, lo fanno grazie ad una compagnia privata. Ad assistere al lancio, oltre al fondatore Elon Musk, anche il presidente Donald Trump.

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